Notizie selezionate

 

S.O.S Urgenze 2009 - Fondazione Migrantes - Sacerdoti cercasi...per servizio pastorale all'estero

Dal sito ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana

Germania: Non è esagerato affermare che la Germania oggi è una vera terra di missione. I cattolici sono solo 25,7 milioni (pari al 31,2% della popolazione che è di 82,3 milioni). Un terzo di tutta la popolazione dichiara di non appartenere a nessuna confessione religiosa. Le Missioni cattoliche italiane hanno dato un notevole contributo alla Chiesa che è in Germania, promuovendo un vero processo di evangelizzazione. Le Missioni restano sempre attuali, soprattutto nei grandi centri. La pastorale migratoria non è una misura di emergenza, che sollecita solo interventi "straordinari". Si tratta di una pastorale ordinaria, parte viva ed integrante dell´impegno della Chiesa locale.
FRANKFURT-MAIN e FRANKFURT-NIED, diocesi di Limburg - È la madre di tutte le Missioni della Germania. Già nel 1950 ebbe inizio a Francoforte un servizio di assistenza spirituale degli italiani, con mandato della Chiesa italiana. Oggi si tratta di tre comunità: due in città e una fuori, Bad-Homburg. Vi fanno parte complessivamente oltre 20.000 italiani. Essendo centro economico e finanziario, la città conosce una notevole mobilità, quindi è presente anche la nuova emigrazione. Nella Diocesi la percentuale dei cattolici si aggira sul 28%. La città ha un carattere cosmopolita. Circa un terzo degli abitanti è di altra nazionalità. Si celebrano 4 Messe domenicali più una prefestiva. Occasionalmente si celebra anche in alcuni centri periferici. Due sacerdoti della Diocesi di Vittorio Veneto, sono rientrati in Italia a settembre 2009, lasciando vacanti le tre Comunità italiane, dove però rimangono gli attuali collaboratori pastorali laici, assunti con “missio” dalla Diocesi di Limburg.

Appello per invio sacerdoti fra i migranti italiani

Da: Migranti-Press, ANNO XXXI - Nr 20-21, 9-22.5.2009

Francoforte (Migranti-press) - “Abbiamo bisogno di sacerdoti italiani che vengano qui in Germania a darci una mano”. É l’appello che rivolge don Pio Visentin, delegato per le Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia sottolineando che in terra tedesca vi sono 80 comunità italiane alcune delle quali senza un sacerdote e a breve “rimangono scoperte alcune Missioni anche in grandi città”. In Germania “siamo ormai alla terza generazione di italiani” - spiega don Visentin in un appello attraverso il sito delle Mci, www.corritalia.de - “e come mai non siete inseriti nelle parrocchie tedesche?” si chiede qualcuno, e la domanda è più che giusta. Il vero problema - aggiunge - non è più tanto quello della lingua. Noi italiani siamo inseriti e bene in questa società e in questa Chiesa. Molti di noi non sognano neppure più un ritorno in Italia.
Eppure con tutto il bene che vogliamo a questo mondo in cui viviamo ci va di essere e restare italiani, con la nostra cultura, la nostra sensibilità e la nostra identità italiana. E ci va di esprime e vivere la nostra fede cristiana in un certo modo. Da qui l’appello di don Visentin affinché sacerdoti italiani intraprendano questo tipo di esperienza: noi siamo contenti dei missionari che abbiamo attualmente, ma non bastano. Alcuni sono ormai anziani e dall’Italia sembra che siano in pochi quelli interessati ad una nuova avventura pastorale, anche limitata nel tempo. Fatevi sentire, cari confratelli! Le diocesi tedesche sono pronte ad accogliervi, è l’appello di don Visentin. “avrete la possibilità di imparare una lingua e di curare la vostra formazione appoggiandovi a buone scuole teologiche. Le comunità italiane vi attendono!”. (R.I.)

 

Don Bosco tra gli immigrati italiani in Germania

Da: Donboscoland.it, Articoli "giovani per i giovani", Gennaio 2006

Intervista al sig. Luciano Loreggian, salesiano coadiutore, da 29 anni missionario in Germania: «Parlo poco il tedesco, ma in compenso capisco il siciliano, il calabrese, il pugliese!».

Come è iniziata la vostra presenza in Germania? Tutto ebbe inizio nel lontano 1972 con il vulcanico don Carlo Vitacchio. Qualche anno prima, nel 1955 (50 anni fa), l’Italia e la Germania avevano firmato un Patto Bilaterale che apriva e regolamentava un flusso di mano d’opera italiana. E così giovani e uomini pronti al lavoro si recarono in Germania. Si calcola che da allora circa 100.000 uomini abbiano ogni anno la loro famiglia e la loro casa al sud Italia per emigrare (tanti si fermarono nel nord Italia). Erano giovani padri, che con la celebre valigia di cartone, tanti spaghi e lacrime agli occhi, lasciavano i loro cari, sposa, fidanzata, figli e partivano per il nord. L’Italia in cambio riceveva ogni settimana alcuni treni di carbone per le nuove centrali elettriche. Storie di fatica, umiliazioni, di dolore, solitudine… Che non si possono contare né raccontare. Alcuni anni dopo venne concessa la riunificazione familiare. Moglie e figli poterono ricongiungersi ai loro cari. È questo il momento in cui si rendono necessari asili, scuole, servizi sociali e attività varie per rispondere ai bisogni di migliaia di bambini, ragazzi e alle loro famiglie.

Qualche numero…? Il numero di italiani in Germania raggiunse presto quota 900.000. C’era necessità di maestri, assistenti sociali, suore, sacerdoti... I vescovi italiani su invito del Vaticano, in risposta ad una richiesta dei vescovi tedeschi, mandarono (e per questo ancor oggi siamo chiamati missionari) sacerdoti e suore per rispondere alle necessità di questi fratelli emigrati. [.....]

Approfondiamo un po’ la conoscenza della vostra comunità italiana… Quali le problematiche attuali? I problemi sono vari… Gli anziani, ovvero gli immigrati italiani (meridionali nella quasi totalità) degli inizi conservano cultura e lingua propria (il dialetto locale della loro regione di origine); i giovani invece parlano tedesco (questa è la loro lingua madre), ma non si sentono tedeschi e non crescono nemmeno in una cultura italiana eppure si qualificano come italiani. Rischiano di non avere alcuna identità… I matrimoni misti sono sempre più frequenti, anche se facilmente possono sorgere dei conflitti culturali. In missione garantiamo la lingua italiana. Anche il catechismo ai bambini viene fatto prevalentemente in italiano. È un modo per aiutare l’apprendimento della lingua e favorire anche una migliore convivenza familiare. In molte famiglie, infatti, il dialogo è difficile e limitato ad un ridotto numero di parole dialettali del paese di origine dei genitori. Si pensi che don Pio è stato chiamato a fare da interprete in un processo tra padre e figlio!

[.....] Ci dicono che nel vostro modo di interpretare la missione avete un inconfondibile tratto salesiano… Don Bosco! Sì, perché non possiamo dimenticare che sempre salesiani siamo. E tutto il nostro lavoro è sempre fatto con particolare attenzione al mondo giovanile. L’organizzazione anche religiosa della Germania non consiste nel realizzare iniziative tradizionalmente possibili in Italia. Per esempio in Germania non esiste l’idea dell’oratorio parrocchiale.

 

Sulle Missioni madrelingua in Germania

Da Corritalia.de Corriere dÍtalia. Rotocalco settimanale in europa. Febbraio 2010

di Mauro Montanari


I rapporti tra la Chiesa in Italia e l’emigrazione italiana hanno assunto negli ultimi mesi uno sviluppo inaspettato.
Siamo passati da una fase in cui la pastorale migratoria era sostenuta, anche psicologicamente, dai vescovi italiani, mentre quelli tedeschi vedevano le Missioni madrelingua con sospetto, come una possibile e non troppo desiderata “Chiesa parallela”.
I vescovi tedeschi sentivano il bisogno di un controllo, di sapere meglio cosa si dicesse in quelle lingue esotiche e spesso ignote e, quando c’era da tagliare sui bilanci, spesso erano proprio le Missoni madrelingua le prime e le più colpite. Ora le posizioni sono cambiate. Ora sono i vescovi tedeschi ad avere capito l’importanza della pastorale madrelingua, del fatto che senza di essa molti credenti non tedeschi si indirizzerebbero verso le sétte, nelle quali spesso sono i laici, ovviamente madrelingua, i primi attivi nella cura delle anime.
I vescovi tedeschi, improvvisamente, temono la fuoriuscita dalla Chiesa dei credenti stranieri, abituati ad un altro rapporto con il prete, visto, in Germania, talvolta più come un funzionario che come un uomo di vocazione. I vescovi tedeschi cominciano a capire che molti credenti stranieri, soprattutto della prima generazione, non riescono ad avvicinarsi a sacramenti che non siano offerti in una lingua per loro pienamente comprensibile, mentre nelle seconde e nelle terze generazioni, molti tra i “nuovi tedeschi” sono ormai fuori dalla Chiesa.
I vescovi tedeschi sono diventati, quindi, più attivi persino nella ricerca di nuovi Missionari stranieri, che darebbero maggiore vitalità a chiese in Germania sempre più vuote. Con tanto danno anche per le casse delle diocesi. Al contrario, i vescovi italiani, altrettanto improvvisamente, almeno così sembra, considerano la pastorale migratoria come “residuale” cioé in via di esaurimento, come è stato detto in più occasioni.
E ciò senza chiedersi cosa questo significhi sia per i milioni di credenti italiani sparsi per il mondo, sia per le centinaia, forse migliaia, di Missionari, i quali, con grande coraggio etico ed umano, oltre che pastorale, decisero un tempo di seguire il corso delle migrazioni, pagando sempre un grande prezzo sul piano personale. La Chiesa in Italia dà l’impressione così di allinearsi alla politica del governo che, con molta improvvisazione, ha deciso di chiudere le porte agli italiani nel mondo.
“Residuale” è una parola che potremmo benissimo udire dal sottosegretario Mantica, se costui avesse il coraggio di dire chiaramente quello che pensa, invece di fare prosopopea. Qui sta proprio la sorpresa. Che la Chiesa in Italia, così almeno sembra, si sia chiusa in una dimensione politica nazionale, rinunciando a proporre una universalità nella quale tutti si capiscono anche se parlano lingue diverse; che abbia rinunciato a proporre il modello di una universalità che si posa sul presente delle cose: questa la vera sorpresa.

 

Germania e Scandinavia: le Missioni Cattoliche Italiane

Da "Questioni di identita' 3 giugno 2009 (citazione di un articolo da "il corriere d' Italia")

Occorrono nuovi sacerdoti per gli italiani residenti in Germania e nella penisola Scandinava. A lanciare l'appello è don Pio Visentin, editore del giornale "Il Corriere d'Italia" (http://www.corritalia.de/) e da tempo missionario in Germania. A don Visentin abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio il ruolo che svolgono le Missioni cattoliche italiane in Germania.

Allo stato attuale quanti sacerdoti occorrono per soddisfare le necessità delle Missioni cattoliche italiane presenti in Germania e nella Scandinavia?Attualmente siamo in difficoltà per cinque comunità italiane in Germania e una in Svezia. In particolare, la comunità di Francoforte, chiede la presenza di almeno due sacerdoti, trattandosi in realtà di due comunità in città e una nelle vicinanze.

I nostri preti seguono le comunità italiane solo sotto l'aspetto spirituale o sono impegnati anche sotto il profilo sociale e culturale? Intendiamoci, sempre è stato prevalente l'impegno per un accompagnamento spirituale, anche negli anni '60 e '70, il tempo della prima emigrazione. Anche se allora soprattutto la Missione era un po' tutto: luogo di incontro degli italiani, ufficio per il disbrigo di pratiche civili, riferimento per problemi sociali. Se allora però il missionario era un "tuttofare" prezioso e indispensabile, a motivo dell'insufficienza del servizio degli Enti di assistenza e dei Patronati, oggi è più libero e attento per garantire un accompagnamento spirituale e sostenere le comunità in un cammino di fede.

Le nuove generazioni di italiani che vivono e lavorano in Germania, sono interessati alle attività delle Missioni cattoliche? Può sembrare strano, eppure per molti giovani resta di fatto più "appetibile" la comunità italiana di quella tedesca. Un dato significativo: bambini che hanno fatto la Prima Comunione con la parrocchia tedesca, ce li ritroviamo qualche anno doppo a fare la preparazione alla Cresima con la Missione. L'"integrazione" - termine sospetto, ma lo usiamo per intenderci - non è definita dalla conoscenza della lingua locale. O, se vogliamo, i tempi dell'integrazione linguistica, non sono gli stessi di quella culturale. Ed èproprio questa constatazione, che noi stessi abbiamo fatto a posteriori, a giustificare e rendere ancora necessaria la nostra azione pastorale oggi, pur in presenza della terza generazione di Italiani.

Secondo lei, oltre alla fede cattolica, quali sono i collanti che tengono uniti gli italiani all'estero? L'italianitá, che è un complesso di tradizioni, sensibiltà, orgoglio di essere diversi, o meglio, quello che siamo. Nessuna altra manifestazione religiosa della città di Stoccarda porta tanta gente a riversarsi sulla strade quanta ne portano gli italiani con la Passione vivente del Venerdì santo!

Quale futuro vede per le Missioni cattoliche in Germania e in Scandinavia? L'esperienza nostra di emigrazione ci induce ad una certa prudenza nel fare pronostici. E' vero, mancano i sacerdoti. Il fenomeno investe tutta laChiesa, soprattutto in questi Paesi del Nord Europa. Eppure, a fronte di questa situazione, che non dice una Chiesa in ritirata, constatiamo l'emergere, e proprio nelle nostre Comunità italiane in Germania e Scandinavia, un laicato cristiano adulto e corresponsabile nell'annuncio della novitá cristiana. Non escludo che possano "sopravvivere" a lungo, visto che sono porzioni di Chiesa viva, non intenzionate a perdere una loro identità, ma a fare Chiesa con una Chiesa, che vuole essere sempre più"cattolica". [a cura di Carlo Silvano]

 

Incontro dei laici a Paderborn, Febbraio 2010

(citazione di un articolo da "il corriere d' Italia")

(...) Tra i protagonisti dell’incontro i sessanta laici della Missione cattolica italiana supportati e aiutati da padre Pierino Natali. (...) La competenza e il carisma di don Natali, come di tutti gli altri missionari, rappresentano un punto fermo per la collettività italiana in Germania e questo incontro ne è stata l’ulteriore conferma.

(...) in molti, tra cui anche il delegato nazionale don Pio Visentin, reputano sia necessario iniziare un lavoro di integrazione nelle parrocchie tedesche al quale venga affiancato un impegno nella formazione di laici, per far sì che il lavoro svolto finora dai missionari non vada perduto.

I laici, dal canto loro, hanno anche espresso gioia e gratitudine per i servizi che riescono a svolgere nelle diverse missioni, in qualità di diaconi, lettori, coristi, animatori di gruppi di preghiera, di gruppi per giovani e famiglie. L’auspicio finale dell’incontro di Padeborn è stato quello di trovare una lunga strada da percorrere insieme in comunione con la chiesa tedesca.